Il mio blog notes

una sorta di raccoglitore…

Mailand

Ragazzo a Milano

Il web è decisamente interessante.
Per mia fortuna, ultimamente trovo gente più che piacevole, direi costruttiva.
Uno è Nicola Pezzoli. Non ricordo come sono arrivata a lui, gestisce un blog, ho iniziato a leggerlo, qualche volta l’ho commentato e così ho scoperto che è pure uno scrittore. Ho “recensito” un suo libro, Chiudi gli occhi e guarda, e oggi vi voglio parlare di un altro suo scritto intitolato semplicemente
Mailand, che confesso candidamente mi è piaciuto più del primo. Mi ricorda i miei anni universitari, i miei anni quasi 80. Quasi perché in quel periodo ero al termine, ma non c’è una grande differenza.
Anche io, come il protagonista del romanzo, non ero molto entusiasta della facoltà che avevo scelto. I docenti lasciavano desiderare, le classi superaffollate…
Anche io, come il protagonista del romanzo, mentre frequentavo, lavoravo, davo ripetizioni private.
Anche io, come il protagonista del romanzo, ero alle mie prime esperienze
sessuali. Imbranata come una foca. (Spero che le foche non se ne abbiano a male)

Insomma tanti i punti in comune con Konrad (Corradino in tedesco) trasferitosi per studio a Mailand (Milano in tedesco).  Per questo mi è simpatico il protagonista, mi sono immedesimata.
Per non pesare sul bilancio familiare, decide di trovare un lavoro e lo trova
presso un’agenzia  di biglietti di addio ai suicidi di un certo Duprè, uomo decisamente un po’ buffo e misterioso.

Quella prima mattina di lavoro andò a finire che Dupré non mi fece far nulla. Mi tenne seduto davanti a lui, nel suo ufficio in penombra, e mi raccontò com’era nata l’idea di quell’assurda attività. S’era trattato, mi disse, di circostanze casuali: la lettura distratta, otto anni prima, durante una colazione in un bar, di un trafiletto di cronaca nera. Stava ancora lì, ritagliato e plastificato, in un cassetto della scrivania. Una seconda copia, ingrandita e incorniciata, era appesa sul muro alle sue spalle.
Riferiva di un suicidio nella periferia milanese, zona San Siro. Un uomo sulla trentina s’era buttato dal sesto piano. Una di quelle tragedie minori che vengono dimenticate nel giro di un giorno. Dupré aveva tirato fuori il ritaglio dal cassetto e me l’aveva mostrato, indirizzando col dito la mia attenzione sulle righe finali. C’era scritto che l’uomo aveva lasciato un biglietto d’addio, ma che in esso non aveva saputo scrivere altro che: Mi sono
suicidato per alcuni motivi. Disse che questa cosa l’aveva riempito di angoscia esistenziale. La lugubre, straziante comicità di quel biglietto lo aveva perseguitato per giorni: perché sentirsi in dovere di lasciare un ultimo messaggio se non sei capace di scriverlo, o non hai il coraggio di confessare il vero motivo? Dupré avrebbe voluto resuscitare a schiaffi quel disgraziato solo per dirgli: “Non lasciare nulla, o lasciati alle spalle qualcosa di
dignitoso!” Non era complicato: come in tutte le cose, bastava pagare….

Convive con altri due ragazzi con cui fa delle grandi partite a risiko: “un longobardo, un bolognese e un siciliano, roba da barzellette popolari“. Scopre per uno dei due una forte attrazione che lo porta a provare angoscia per il suo orientamento sessuale.

Per i più infami bigotti, l’aids era un Auspicato Intervento Divino Sanzionatore. Io i bigotti li avrei ammazzati tutti. Così, tanto per disinfestare. Combustione e Liberazione. Ed erano ancora i tempi in cui i “giornalisti” potevano impunemente infarcire i resoconti di nera con le formule “delitto maturato nello squallido ambiente omosessuale”, o “si indaga nel sordido mondo dei pederasti”. Rischiavo di essere un ragazzo interrotto: il (non) amore ai tempi del colera poteva condurmi al manicomio, o al suicidio. Venivo attratto e terrorizzato dalla fama di quei locali con le dark room che si trasformavano in orgia totale, in ammucchiate di membra vogliose e mortalmente contagiose, ma da quel fifone che ero me ne tenevo alla larga. E così, anche se nel profondo dei miei turbamenti e rimescolii ormonali cercavo un’esperienza gay, i primi posti che evitavo erano i locali gay. Avevo una paura fottuta.
Paura di essere riconosciuto. Di venire sputtanato, perseguitato o ricattato.
Paura della violenza. Paura di un’irruzione degli sbirri. Paura di attentati fascisti. Ma soprattutto paura del virus.

Per il cambiamento di nomi, Corradino in Konrad, Milano in Mailand, per scoprire chi è  in realtà Duprè, cosa e come vive il protagonista dovete leggere il libro, mica posso dirvi tutto io!

A parte gli scherzi, è un libro bello, scritto in modo semplice, con i dialoghi contenenti il lessico che si usava negli anni 80, insomma spassoso, divertente a tal punto che finito di
leggerlo una prima volta, ho riattaccato una seconda.
Chissà se ci sarà un proseguo? Mi piacerebbe leggere la vita di Corradino da adulto…Un invito per l’autore del romanzo 🙂

Categorie:Libri

Tag:, ,

4 risposte

  1. …♥- ҈ -※…. buon ultimo fine settimana di quest’anno 🙂 …♥- ҈ -※….

    Piace a 1 persona

  2. Auguri di gioia e serenità da parte mia e di Corradino! 🙂

    Piace a 1 persona

    • Ciao Zio, contenta di vederti qui. Sono tornata in un certo senso alle mie origini di bloggins. Mi trovo decisamente meglio e piano piano sto trasportando gli articoli da blogger qui. Spero di rivederti anche perchè tu lo sai che io sono innamorata di Corradino.
      Auguri anche a te di un bellissimo e proficuo anno nuovo ❤

      "Mi piace"

Grazie di cuore per il commento e per la visita ◕‿◕ ٩(♡ε♡ )۶ .

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...