Il mio blog notes

Una sorta di raccoglitore di appunti di vita, di libri, di arte e altro, secondo il personale gusto della curatrice 🤗🤗🤗🤗.

Mi sa che concordo

Confesso che ogni tanto mi lascio andare in confidenze e racconto di me. Dopo mi accorgo che sbaglio. Si può raccontare di sé senza andare nei particolari, insomma si può dialogare mantenendo una certa riservatezza.
Ho posto all’AI (non ho ancora capito bene il suo uso, a cosa serva, ma ha la peculiarità di rispondere subito) questa domanda

Qual è il limite massimo di esporsi, di raccontarsi qui sul virtuale?

Mi dice l’AI:
Il limite massimo di esporsi e raccontarsi online non è fisso, ma coincide con il confine oltre il quale metti a rischio la tua sicurezza, la tua salute mentale o il controllo sui tuoi dati digitali.
Nel mondo virtuale non esiste il diritto all’oblio assoluto: tutto ciò che pubblichi lascia un’impronta permanente.

Come trovare il proprio limite?
Un buon metodo è immaginare lo spazio virtuale come la piazza della tua città. Tutto ciò che non racconteresti ad alta voce su un palco davanti a centinaia di sconosciuti, passanti e conoscenti, non dovrebbe finire nemmeno sul tuo profilo social. Coltivare un “giardino segreto” che appartiene solo a te e alle persone che ami è fondamentale per preservare la tua identità.

Mi sa che ha ragione, tenendo conto che già, alla nascita, siamo schedati, noi poi crescendo contribuiamo raccontandoci.
Sbaglio?

Categorie:Mio, Pensieri miei

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7 risposte ›

  1. ciao Farfallina, non penso sia uno sbaglio, ma non sono così selettiva. Dico ciò che penso sempre, ciò che mi piace a chi per me lo merita. Tu sei una di quelle. Bacioni

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  2. Bel post nato sulle ceneri dell’altro, per effetto del quale mi sento tirato in ballo e in qualche modo, indotto a formulare e completare pensieri già espressi in precedenza. Mi spiace se, cara Farfalla, non prenderai bene le mie chiose, tuttavia capirai anche che il percorso da me intrapreso non prevede passaggi prudenziali e ingessati entro norme del buon vivere, del ‘saper stare al mondo’. No! in questo mi sento più vicino alle indicazioni della tua gentile lettrice, ma a differenza sua debbo usare parole ben più dure, possibilmente vaccinate dai rischi – sempre in agguato fra persone diverse – del fraintendimento, dell’equivoco acquoso e fuorviante. Pazienta quindi se comincio col dire che a mio avviso l’espressione più spontanea , seppur non pudicamente trattenuta da legacci e corpetti formalmente prudenti, è sempre il miglior materiale su cui ‘lavorare’ nell’intimo, nel quotidiano rapporto col nostro sè. Ciò di cui a posteriori ti penti racchiude, aldilà della terminologia, importanti sacche introspettive. Ma per comunicare con un pubblico del tutto oscurato, oppure con un estraneo quale il sottoscritto, ti assicuro non è necessario entrare negli anfratti della propria quotidianità, perché – e te lo dico con cognizione di causa – parlare di sè riportando con scrupolo la fedele cronaca dei fatti, può andar bene sul lettino dell’analista, ma in virtù delle nostre presenti e passate discussioni, significa soprattutto non capire che la cronaca non serve a nulla se sfugge il senso profondo della narrazione. Ma la società in cui viviamo, dai miei post dovresti averlo percepito, ci riduce a prediligere la funzione egoica della psiche, a tirare le briglia del solo cavallo bianco (La razionalità, la prudenza) scordandoo ignorando l’energia esplosiva del nero, incatenato nell’oscuro e spaventoso abisso del non conosciuto. Lasciarci andare ci spaventa, ma lo si può fare come ci hanno insegnato gli antichi, per i quali la cronaca era del tutto inutile, cioè se il cristo fosse vissuto o meno rimane un problema – anche piuttosto stupido come questione – del controverso occidente cattolico, e non ha alcun peso in rapporto al fine ultimo della narrazione che è <strong>veicolare un insegnamento attraverso un racconto, un ‘mitos’ </strong>. E così dobbiamo intendere il racconto (che dedichiamo al prossimo) della nostra vita, non certo un racconto prudente e preoccupato dagli umori della piazza del paese, ma esplicito nel contenuto, risolutivo nei significati. Questo sto imparando da Jung e compagnia bella ed ora, se vuoi, parliamone pure.

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    • È vero, ho preso spunto dai tuoi commenti nel post precedente per scrivere questo post.Non rinnego la mia vita precedente, ho semplicemente capito che esiste qualcos’altro nella vita ed oggi sto facendo ricerca, voglio capire e non dico di trovare la verità, perché secondo me non c’è e noi piccoli mortali non saremmo in grado di raggiungerla.Ma si può tentare di cercare qualcosa che vada oltre la realtà. Dal nostro Sè, può venire fuori una parte divina del nostro essere umano? Mi sembra che si chiami gnosticismo, se ho capito bene, leggendo in giro.

      Conclusione.Sto riprendendo il filo che avevo interrotto ripartendo da Assagioli e andando oltre. Aspetto indicazioni di letture, ripeto, per me tu sei una fonte di conoscenza e ora che ti ho trovato non ti mollo più 🤣🤣🤣 (scherzo ovviamente, ho l’età sicuramente di tua nonna)

      Ciao buon fine settimana.

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      • Sì buona domenica anche a te/voi. Per i consigli sappi che stai aprendo un ulteriore pentolone di considerazioni pronte a svaporare ma che, data l’ora, al momento lascerei in sopita attesa, sotto il loro buon coperchio.

        Nonna? facciamo sorella con buona pace per tutti.

        Fonte di conoscenza ! Ah ah . Grazie, è la prima volta che me lo sento dire. MI attribuisci un carisma che sento di non meritare. siamo solo anime tormentate da un’irresistibile sete , non sarà Verità assoluta ma la ricerca è essa stessa fonte di arricchimento, nutrimento subsustanziale per l’anima (Termine tratto dalla preghiera del Padre Nostro e tradotto malamente dai clericali come ‘quotidiano’: ‘ ‘dacci oggi e non domani – dopo la morte – il nostro nutrimento subsustanziale. E’ tutto. Amen.)

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  3. alla gentile Nella vorrei solo dire: provi a trasmettere ciò che pensa a chi non le piace, vedrà che giostra diventerà la sua vita. Certo, a divertirsi sulla giostra c’è sempre il rischio di cadere, di sbucciarsi le ginocchia, ma di fronte a una bella pira ben imburrata per l’occasione (Come quella di Campo de’ fiori) , o o all’umidità di oscuri giacigli carcerari, che vuoi che sia…

    Con ironia eh,

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Grazie di cuore per il commento e per la visita ◕‿◕