Il blog notes di Farfalla Legger@

Una sorta di raccoglitore di appunti di vita, di libri, di arte e altro 🤗.

Auguste Rodin e Camille Claudel.

Un uomo di quarantrè anni, barbuto, distinto, all’inizio della stagione d’oro della sua carriera.
Una donna, diciannove anni appena, minuta e fragile, ma con l’ardire e la testardaggine di voler diventare un’artista.
Due personaggi diversi, che avrebbero potuto condurre ciascuno la propria vita serena senza sapere l’uno dell’altra, ma che un destino perverso ha unito in un’incredibile storia d’amore, odio e follia.
Era il 1883 quando l’improvvisa partenza per Roma del suo maestro, Alfred Boucher, spinse la giovane scultrice Camille Claudel verso il talentuoso Auguste Rodin, che all’epoca aspirava a creare una scuola tutta sua in cui formare una nuova generazione di scultori. Per lui, gli esordi non erano stati facili: non aveva avuto la fortuna di nascere in un ambiente intellettuale, anzi, era nato il 12 novembre 1840 dal matrimonio tra un impiegato alla prefettura di polizia e una casalinga. La condizione economica modesta lo aveva costretto a cercarsi un lavoro sin dagli anni dell’adolescenza per potersi mantenere agli studi, e quando tentò di entrare alla prestigiosa Accademia delle Belle Arti fu scartato.
Giovanissimo si era legato ad una donna, la sua prima modella, da cui aveva avuto un figlio illegittimo ma che non aveva voluto sposare.
Si erano susseguiti anni incolori, grigi, segnati dalla produzione di opere commerciali rifiutate dagli ambienti artistici; per anni la sua prima preoccupazione era stata quella di portare un tozzo di pane in tavola. A quarant’anni Rodin approdò al Salon i cui partecipanti erano per la maggior parte di gran lunga più giovani di lui.
Il periodo che va dal 1880 al 1883 aveva visto la sua fama crescere e, conseguentemente, il suo ingresso nell’elite degli artisti parigini celebrati.
Non ci è dato sapere come avvenne effettivamente l’incontro fra Rodin – la cui vanità d’artista era stata appena risvegliata dai recenti successi – e la cocciuta Camille. Inizialmente, dato il carattere di lei, è probabile ci fosse stato solo un affettuoso rapporto tra insegnante-allieva. La giovane era straordinariamente determinata ed era stato l’amore per la scultura a spingerla a Parigi, dalla lontana regione della Champagne, dove era nata l’8 dicembre 1864 a Fere-en-Tardonois. Al suo temperamento non si addiceva la vita di campagna, tranquilla e medio – borghese, che al contrario sua madre aveva trovato pienamente gratificante. La diversità di carattere e di vedute fece sì che la madre fosse la prima nemica apertamente ostile della ragazza. Solo lo sconfinato amore del padre e l’occhio critico con cui egli seppe riconoscere l’effettivo talento della figlia permisero a Camille di trasferirsi a Parigi e, a soli 17 anni di entrare all’Accademia Colarossi, un istituto privato, dal momento che, a quel tempo, l’Accademia Nazionale era preclusa alle donne.
Il fervore con cui Camille si dedicava alla sua vocazione ci fa credere che ella vedesse in Rodin non l’uomo, bensì l’eccellente scultore e non è improbabile che il fascino che egli esercitava in quanto artista possa aver pesato molto nello spingere la giovane fra le sue braccia,
Nel 1883 Rodin stava già lavorando al suo più grande capolavoro: La porta dell’Inferno. Il suo stile da moderno Michelangelo, potente e vigoroso, si andava delineando, così come il suo concetto baudelairiano di esistenza, concepita come una tragica ricerca dell’amore che necessariamente porta all’annientamento.
Non appena conobbe Camille, Rodin le chiese di diventare la sua modella e ben presto iniziò a scriverle con regolarità, rivelando a poco a poco l’effetto ipnotico che la sua bellezza malinconica ed eterea aveva di lui.
Nei seguenti due anni il suo interesse si manifestò in modo via via più esplicito ed impertinente, tanto da costringere Camille a raccogliere l’invito di un’amica scultrice inglese, Jessie Limpscomb, a raggiungerla in Inghilterra.
Rodin la seguì a Londra, tempestando lei e l’amica di lettere, ma poiché i suoi canti d’amore non erano corrisposti iniziò a supplicare Jessie di perorare la sua causa, descrivendo la schiacciante tristezza che lo aveva assalito da quando la “piccola parisienne” aveva abbandonato il suo studio, una tristezza tanto profonda che gli rendeva impossibile lasciare le gelide coste inglesi per ritornare in Francia. Il buon cuore di Jessie la convinse ad invitare Rodin nella tenuta dei genitori e, una volta riuniti sotto lo stesso tetto, Auguste e Camille divennero più intimi.
Tuttavia il carattere di lei era lunatico, contraddistinto da violenti scatti d’ira; il modo migliore per avvicinarla era attraverso l’arte, perciò Rodin le chiese di essere aiuto per il famoso I borghesi di Calais. Lo stile della Claudel era ancora arido e acerbo, troppo naturalista e citazioni sta, ma ciò nonostante la giovane autrice fece un lavoro superbo per questo gruppo scultoreo, assorbendo la lezione del maestro. Durante la genesi di quest’opera la passione tra i due scoppiò. Rodin scolpì L’eterna primavera,  il primo di una serie ricchissima di soggetti amorosi, trattati da entrambi, forse un modo insolito per comunicarsi il loro amore e sublimarlo in arte. Ci furono indubbiamente anche dei momenti felici, ma da subito la relazione si rivelò turbolenta e dolorosa. Rodin pensava di poter vivere in un eterno menage a trois, alternando a suo piacimento Rose, la madre del figlio illegittimo, e Camille, la giovane e bella modella. Rose era una donna umile e servile, che accettava senza proferir parola l’adulterio di Rodin; era consapevole che la sua bellezza era sfiorita con gli anni e che la sua istruzione modesta la emarginava dalla prestigiosa costellazione di critici e intellettuali che circondavano Rodin. Camille, invece, era bella, intellettualmente acuta, ammirata, ma non tollerava di passare la vita nella clandestinità, come amante, posizione che ne comprometteva la reputazione agli occhi della società facendola apparire come una donna di facili costumi e, agli occhi del Salon, come l’amante di Rodin, non come un’artista.
Aveva un temperamento focoso e dettò a Rodin un contratto matrimoniale con clausole ben precise, e Rodin, completamente piegato e vinto, nell’86 scrisse che si impegnava a far partecipare la Claudel al Salon dell’anno successivo, a lanciarla tra i critici, a interrompere tutte le avventure amorose con altre donne e infine a sposarla, dopo un viaggio di sei mesi a Roma.
Per quanto Rodin non possa essere definito uno sfruttatore, specialmente alla luce di questo documento, sicuramente illuse la propria compagna e naturalmente non tenne fede al contratto.
Rodin aveva una visione mitica dell’amore come testimonia Il bacio una spettacolare e commovente scultura in cui una coppia è rappresentata completamente rapita dall’estasi e dal sentimento. L’idolo eterno rappresenta un momento d’amore: la donna non partecipa all’unione ma si abbandona lentamente ai baci dell’amante declinando il proprio corpo all’indietro. L’amante è rappresentato in modo curioso, come se avesse le mani legate dietro la schiena e sta davanti a lei in ginocchio, quasi con riverenza religiosa.
Camille non aveva una visione così astratta dell’amore e spesso le sue opere sono intessute di forti riferimenti autobiografici, diretti o metaforici come dimostra la decisione di narrare il proprio dramma amoroso attraverso una fiaba indiana, Sakuntala, una fiaba piuttosto conosciuta nell’800, ma poche volte scelta come soggetto iconografico. La fiaba narra la storia di un principe e della sua sventurata sposa; a causa di un incantesimo il principe si dimentica di lei ed ella è costretta ad affrontare da sola nella foresta varie vicissitudini con la sua creatura in grembo, e a sopportare l’indifferenza di colui che un tempo la adorava, a poco serviranno le lettere cariche di tristezza che auguste scriveva alla compagna quando lei decise di andarsene, o le belle sculture che lui dedicava alla sua musa, come Amor fuggit, tratto sì dal tema dantesco di Paolo e Francesca, ma scolpito non a caso dopo uno dei tanti litigi con Camille.
Per un certo periodo Rodin fu un aperto rivale di Debussy, il giovane pianista amico della famiglia Claudel sin dall’infanzia. Per lui, la scultrice realizzò Il waltzer, opera che il pianista tenne sul suo piano per anni. Camille era la sua donna ideale, e si dice che Debussy suonasse per lei fino a tarda notte, nella sua gelida stanza, fino a quando le sue dita si bloccavano per il freddo. Anche Debussy avrebbe poi avuto una vita sentimentale libertaria, ma solo pensando a Camille si espresse con termini di venerazione, non solo per l’amore sensuale di lei, ma anche per la sintonia intellettuale che sentiva li univa.
Tuttavia Camille non si legò mai a nessun altro uomo, forse perché la relazione con Rodin aveva avuto conseguenze delicate, tra cui un paio di aborti. Nelle sue opere è possibile rintracciare l’affievolirsi delle sue speranze e l’insorgere di un odio esacerbato, che la portò a riprodurre nella testa della Medusa decapitata le sembianze di Rose Beuret.
L’amarezza a poco a poco diventava il leit-motif della vita della scultrice che si ritrasse più volte come una donna supplicante. La relazione con Rodin finì per scelta di lei, nel 1898, dopo quindici anni; Rodin tentò di scriverle ma non riuscì a farla tornare. Camille si rintanò in due miseri locali: non aveva soldi e la famiglia si rifiutava di vederla, specialmente sua madre. Le opere divennero più rare, molto spesso erano copie di statue già realizzate, in alcuni casi, erano di piccoli formati in onice o bronzo, come i Pettegolezzi, un tema che ella deve aver conosciuto bene. Il suo, per così dire, canto del cigno fu una delicata rappresentazione di se stessa, come una donna sola, in attesa, davanti ad un focolare, l’ultima opera prima della sua morte come artista e del suo internamento.
Alcuni segni di squilibrio si notavano nel suo comportamento sempre più ossessivo, marcato dall’odio crescente nei confronti del suo amante/maestro. Spesso la sventurata si nascondeva in prossimità dello studio o della casa di Rodin per vederlo. Malgrado questo atteggiamento preoccupante la famiglia non le fece mai visita, non le comunicò neppure la morte del padre e Camille non poté recarsi al suo funerale. Il giorno successivo alla morte di Monsieur Claudel, il figlio, fratello di Camille, fece stilare ad un medico un certificato di malattia mentale per la sorella e due giorni dopo le venne trovato un posto nel manicomio di Parigi. Una settimana dopo la morte del padre, di sera, tre uomini entrarono nell’appartamento di Camille e la condussero a forza in una carrozza, per internarla. Malgrado fosse sola, senza soldi e senza amici, degli osservatori accusarono il fratello di rapimento e costrizione e la stampa sollevò un tale vespaio che il fratello fu chiamato in tribunale, di lì a poco, Camille fu trasferita ad Avignone, nel sud della Francia, dove passò trent’anni di internamento e solitudine, scriveva alla madre e al fratello supplicandoli di farle visita, ma vide soltanto quattro volte il fratello, il quale, dopo la sua morte, cercò di trarre profitto dalla vicenda narrando l’infelice destino di sua sorella e dipingendola come una vittima.
Opposto fu il destino di Rodin: dopo la rottura con Camille comprò una villa principesca, in cui riceveva Edoardo VII d’Inghilterra, papa benedetto XV, mentre mantenne Rose Beuret nella casa più piccola, acconsentendo infine a sposarla l’anno prima della loro morte.
Va detto che nessuno tra gli allievi di Rodin divenne famoso; la Claudel, Antoine Bourdelle, Jules Desbois rimasero tutti nell’ombra del maestro, ma per Camille il prezzo da pagare da, indubbiamente molto più alto della sola indifferenza dei critici.

Rivista Ottocento n.6 del febbraio-marzo 2003

Di Elena Governo

Per approfondire in immagini su Camille Claudel: https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Camille_Claudel?uselang=it

Su Auguste Rodin:
https://it.wikipedia.org/wiki/Auguste_Rodin

Categorie:Riviste

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5 risposte

  1. Complimenti, bello questo tuo post, uno per la figura artistica di Rodin che assieme al A. Canova sono i due artisti da me preferiti. L’altra per la figura di Camille Claudel il cui valore artistico è ancora oggi troppo sottovalutato non sufficientemente valorizzato, ci ha lasciato poche ma significative sculture e ha ispirato e influenzato fortemente l’arte di Rodin. Ho visitato il museo di Rodin a Parigi e sinceramente è una delle cose più belle che ho visto. Infine non so se hai avuto già occasione di leggerlo ma c’è un libretto dell’editore SE sull’arte di Rodin scritto da Rainer Maria Rilke quando divenne suo segretario dove in poeta con estrema delicatezza mette in risalto il valore interiore delle sue sculture.

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  2. Parlando con un amico mi ha informata che a Milano è stata prorogata la mostra su Canova. Se ti interessa ti lascio il link https://www.gallerieditalia.com/it/milano/mostra-canova-thorvaldsen/
    Prendo nota del libretto di Rainer Maria Rilke.
    Grazie per il commento sempre interessante. 😀

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Grazie di cuore per il commento e per la visita ◕‿◕

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