Il blog notes di Farfalla Legger@

Una penna per raccontare quella che sono…Un pennello per colorare quello che sarò.

L’oracolo

L'oracolo di Valerio Massimo Manfredi

Il professore Harvatis […] prese dalla parete con gesto risoluto una pala, accese una lampada a gas e si diresse verso l’ingresso dell’antico edificio del Nekromantion, l’oracolo dei morti.
Raggiunse, in fondo al lungo corridoio centrale, la scala che aveva messo in luce con il lavoro dell’ultima settimana e scese molto al di sotto del livello della galleria dei sacrifici, in una camera
ancora in gran parte ingombra del materiale di scavo.

Si guardò intorno misurando con lo sguardo il breve spazio che lo circondava poi conto’ qualche passo verso la parete occidentale e si arrestò saggiando  energicamente con la punta della pala lo strato di terriccio che copriva il pavimento finché la punta dell’attrezzo risuono’ contro una superfici dura. Rimosse la terra e scopri’ una lastra di pietra incisa con la figura di un serpente, la fredda creatura simbolo dell’aldilà. ‘[…]
Si portò al centro della camera e si inginocchiò cominciando a scavare.
Affondò le mani nel fango e senti’ nuovamente quel contatto: una superficie liscia, perfetta; la seguì con le dita tutto intorno, la ripuli’ come meglio poté e accostò la lampada: tra la terra bruna vide il fuoco luccicare pallido e freddo dell’oro.
Riprese a scavare con nuova energia e apparve presto l’orlo di un vaso. Un cratere di incredibile bellezza, di fattura mirabile, stava infisso nel terreno esattamente nel mezzo della sala.
Appoggiò atterra la lanterna, accostò il tremito delle sue mani al grande vaso sfavillante, lo serro’ tra le dita, lo sollevò all’altezza del volto e i suoi occhi si riempirono di stupore più grande: nel riquadro centrale si vedeva un uomo armato di spada in atto di camminare reggendo sulla spalla una pala dal lungo manico… o un remo… ; di fronte a lui un altro uomo in abito da viandante alzava la mano destra come in atto di interrogarlo; al centro un’ara, e accanto a essa un toro, un ariete e un cinghiale.
Dio del cielo, la profezia di Tiresia era scolpita nell’oro davanti ai suoi occhi, la profezia che annunciava l’ultimo viaggio di Ulisse… il viaggio che nessuno mai aveva descritto, il viaggio che non era mai stato raccontato, un viaggio nel continente, un’Odissea di fango e di polvere verso un luogo sperduto, enormemente lontano dal mare, un luogo dove non si conosceva il sale, né le navi, né si poteva riconoscere un remo, distinguerlo da un ventilabro, da una pala per saparare la pula dal grano.
Ruoto’ il vaso tra le mani e vide altre scene come vive, animate dai bagliori della lampada sul mutare delle superfici: le fasi di un’avventura crudele e sanguinosa, una corsa ineluttabile… lontano dal mare per tornare al mare… a morire.

Quando venne a mancare Camilleri la Rai ebbe la brillante idea di trasmettere il suo ultimo spettacolo teatrale andato in scena unicamente al Teatro greco di Siracusa l’11 giugno 2018. Si intitolava Conversazione su Tiresia. (l’ho cercato su rai play per rivederlo, ma non l’ho trovato. Chissà perchè le trasmissioni interessanti non vengono replicate, mentre le stupidate sì).

Io lo vidi e mi rimase impresso in mente questo indovino greco, oltre la bravura dell’autore.

Un giorno andai in biblioteca, vidi il titolo del libro di Manfredi e lessi la quarta di copertina, lessi il nome di Tiresia e presi il libro in prestito.

Il mio giudizio: da leggere assolutamente.

Categorie:Libri

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6 risposte

  1. grazie. non è il mio genere. tuttavia, se lo trovo, ci darò un’occhiata per rendermi conto meglio. ciao

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  2. Bel post ed interessante il libro di cui tratti, grazie per averne parlato, sembra invitante davvero.
    Un saluto, buon mercoledì e migliore continuazione di settimana.

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  3. Manfredi è uno dei miei scrittori preferiti, anche se preferisco i suoi romanzi riguardanti le storie di Roma della Grecia antica rispetto a quelli più contemporanei.
    Abbraccio siempre ❤

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Grazie di cuore per il commento e per la visita ◕‿◕

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