Nell’antico Egitto, fare del male a un gatto (anche se accidentalmente) poteva costarti la vita https://www.storicang.it/a/nellantico-egitto-fare-male-a-gatto-anche-se-accidentalmente-poteva-costarti-vita_17443
Nella società dell’Antico Egitto, i gatti erano molto più che semplici animali domestici: erano incarnazioni viventi del potere divino. Erano considerati messaggeri della dea Bastet, protettrice della casa e della fertilità.
Per questo motivo, ferire un gatto (anche involontariamente) era considerato un’offesa alla divinità e poteva costare molto caro, persino la vita.
Per questo motivo, ferire un gatto (anche involontariamente) era considerato un’offesa alla divinità e poteva costare molto caro, persino la vita.
Un caso famoso ci è stato raccontato da Diodoro Siculo, uno storico greco di Sicilia che visitò l’Egitto nei primi anni dopo che il paese era diventato una provincia romana. Diodoro racconta che un uomo uccise accidentalmente un gatto mentre lavorava e, quando la notizia si diffuse, una folla di egiziani furiosi assalì la sua casa e lo linciò in mezzo alla strada, senza che le autorità potessero fermarli.
Il gatto moderno potrebbe aver avuto origine dal sacrificio rituale dell’antico Egitto Diodoro non menziona punizioni legali esplicite né un codice legale specifico, ma il tono dei suoi scritti rafforza l’idea che fare del male a un gatto fosse considerato una blasfemia. Ciò implicava che il processo legale non era di natura civile ma religiosa, e che erano i sacerdoti o, in ultima istanza, il faraone a decidere quale pena applicare.
Un culto millenario. La devozione degli egiziani per i gatti è antica quanto il paese stesso. Nei primi periodi dinastici, i gatti erano già molto apprezzati come alleati naturali contro ratti e serpenti. La loro presenza proteggeva dai parassiti i granai, le abitazioni e i templi.
Si ritiene che l’Egitto sia stato uno dei primi luoghi in cui le persone hanno iniziato a considerare questi animali indipendenti come animali domestici e non semplici animali “da lavoro”. Con il tempo, questo apprezzamento si è trasformato in venerazione. Molte case egizie avevano una statua di Bastet, la dea gatto protettrice della casa, e non era raro che le donne indossassero amuleti con la sua forma felina per proteggersi dalle malattie e garantire la fertilità. I gatti erano visti come un canale diretto con il divino, una presenza sacra che attirava benedizioni sulla casa. Il rispetto era tale che, in caso di incendio, alcuni cronisti raccontano che gli egiziani si precipitavano a salvare prima i loro gatti piuttosto che i loro servi.
La migliore dimostrazione di questa venerazione è la loro presenza in ambito sacro: le famiglie li includevano nei loro rituali, li imbalsamavano quando morivano e talvolta davano loro una sepoltura propria, accompagnata da offerte. Sono state trovate intere necropoli dedicate a gatti mummificati, il che dimostra la portata del fenomeno. Quando un gatto moriva per cause naturali, i suoi proprietari si depilavano le sopracciglia in segno di lutto e organizzavano cerimonie funebri come si farebbe per un altro membro della famiglia.
Questo fervore non durò per sempre. Con l’arrivo dei persiani e, più tardi, dei romani, il carattere sacro dei gatti andò gradualmente svanendo.
Oggi l’Egitto continua ad avere un’immensa popolazione felina, anche se non gode più di uno status divino. Tuttavia, qualcosa di quel mistero antico rimane nel modo in cui i gatti vagano per le città egiziane e guardano le persone dalle finestre, come se ricordassero che un tempo erano dei e non lo avessero ancora dimenticato del tutto.
Il gatto moderno potrebbe aver avuto origine dal sacrificio rituale dell’antico Egitto Diodoro non menziona punizioni legali esplicite né un codice legale specifico, ma il tono dei suoi scritti rafforza l’idea che fare del male a un gatto fosse considerato una blasfemia. Ciò implicava che il processo legale non era di natura civile ma religiosa, e che erano i sacerdoti o, in ultima istanza, il faraone a decidere quale pena applicare.
Un culto millenario. La devozione degli egiziani per i gatti è antica quanto il paese stesso. Nei primi periodi dinastici, i gatti erano già molto apprezzati come alleati naturali contro ratti e serpenti. La loro presenza proteggeva dai parassiti i granai, le abitazioni e i templi.
Si ritiene che l’Egitto sia stato uno dei primi luoghi in cui le persone hanno iniziato a considerare questi animali indipendenti come animali domestici e non semplici animali “da lavoro”. Con il tempo, questo apprezzamento si è trasformato in venerazione. Molte case egizie avevano una statua di Bastet, la dea gatto protettrice della casa, e non era raro che le donne indossassero amuleti con la sua forma felina per proteggersi dalle malattie e garantire la fertilità. I gatti erano visti come un canale diretto con il divino, una presenza sacra che attirava benedizioni sulla casa. Il rispetto era tale che, in caso di incendio, alcuni cronisti raccontano che gli egiziani si precipitavano a salvare prima i loro gatti piuttosto che i loro servi.
La migliore dimostrazione di questa venerazione è la loro presenza in ambito sacro: le famiglie li includevano nei loro rituali, li imbalsamavano quando morivano e talvolta davano loro una sepoltura propria, accompagnata da offerte. Sono state trovate intere necropoli dedicate a gatti mummificati, il che dimostra la portata del fenomeno. Quando un gatto moriva per cause naturali, i suoi proprietari si depilavano le sopracciglia in segno di lutto e organizzavano cerimonie funebri come si farebbe per un altro membro della famiglia.
Questo fervore non durò per sempre. Con l’arrivo dei persiani e, più tardi, dei romani, il carattere sacro dei gatti andò gradualmente svanendo.
Oggi l’Egitto continua ad avere un’immensa popolazione felina, anche se non gode più di uno status divino. Tuttavia, qualcosa di quel mistero antico rimane nel modo in cui i gatti vagano per le città egiziane e guardano le persone dalle finestre, come se ricordassero che un tempo erano dei e non lo avessero ancora dimenticato del tutto.
Categorie:Storia
Tag:Animali, Animalismo, Egitto, Gatti, Rispetto
Já tinha ouvido falar sobre os gatos do Egito, uma história incrível,
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Olá, querida, gosto de descobrir histórias da antiguidade. Algumas são fabulosas. Muitos beijos e abraços.
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infatti neppure io dimentico 🙂
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Fai bene. Ciao
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non so se faccio proprio bene.
ma mi sento bene.
ciao
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Dipende da cosa, ricordare o dimenticare.
Cmq l’importante è sentirsi bene, soprattutto con se stessi.
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Di sicuro, i gatti la sanno lunga, e sono esseri che sanno godere appieno di quello che la vita e la loro natura gli ha regalato.
Anche Leonardo Da Vinci li amava…. Anche Lenin a quanto pare…
Ma sopratutto Margherita Hack, una donna che amo ovunque essa sia, amava anch’essa i gatti.
Un abbraccio -farfalla !!!
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Concordo con te. I Gatti sono animali intelligenti e meravigliosi. 💚👋
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Ho avuto per anni un bellissimo gatto nero che mi seguiva dovunque…
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Ciao amico mio. Stupendo ritrovarti qui. Anche io ho avuto una gattina tutta nera per una ventina d’anni e non mi ha portato per niente sfortuna, anzi… 💚👋
PS il nipotino cresce? E tu tutto bene?
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Boa tarde Farfalha passando pra desejar uma feliz quinta-feira bjs.
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Amica mia lontana, arrivo in ritardo nel risponderti. Però posso augurarti ancora una buona serata domenicale e un buon inizio settimana per domani. 💚👋
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Beh, la sacralità del gatto è rimasta tale nell’Islam.
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Io ho speranza per tutti gli animali. Nel mondo. Chissà… Grazie per il commento. 👋
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