Il blog notes di Farfalla Legger@

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Donne di Andrea Camilleri

Donne di Andrea Camilleri

Il nome e la storia di Bianca Lancia non possono non comparire in questo repertorio per una sua brevissima, struggente biografia che credo di aver letta troppi anni fa. Dico credo perché quella biografia, per quanto l’abbia in seguito cercata, non l’ho mai più ritrovata e mi sono anche dimenticato chi ne era l’autore. Non solo ma la storia di Bianca, così come viene raccontata persino in Wikipedia, non corrisponde per niente al mio ricordo. Sicché sono arrivato alla conclusione che quella paginetta biografica sia stata una mia fantasia o addirittura un sogno. La memoria fa di questi scherzi. Comincio dalla vulgata ufficiale. Bianca è figlia di Bonifacio I, conte di Agliano e marchese di Buscavisse. Il fratello di Bonifacio, Manfredi II, è un fedelissimo dell’imperatore Federico II di Svezia e anche suo amico, tanto che l’imperatore lo nominerà nel 1240 Vicario generale dell’ impero in Italia e più tardi capitano imperiale di Asti e di Pavia. Quando nel 1225 Federico si sposa per la seconda volta con Jolanda di Brienne (la prima moglie era stata Costanza di Aragona), i Lancia sono invitati ai festeggiamenti. Ed è in questa occasione che Bianca non solo vede per la prima volta Federico, ma se ne innamora perdutamente e ne diviene, ipso facto o quasi, l’amante. La loro relazione durerà a lungo. Bianca gli darà tre figli: Costanza (1230), Manfredi (1232) e Violante (1233). Di amanti, con relativa prole, Federico ne ebbe tante, ma è fuori di dubbio che Bianca fu la prediletta, anche perché madre dell’amatissimo Manfredi. Alla morte nel 1241della terza moglie di Federico, Isabella d’Inghilterra, sposata nel 1235, Bianca ricevette il feudo annesso al fortilizio di Monte Sant’Angelo. Qui, dicono le storie, visse a lungo reclusa a causa della morbosa gelosia di Federico. Il quale, quando cadeva in preda di questi furori possessivi, ricorreva alla segregazione totale dell’amante. Sembra, secondo lo storico Pantaleo e padre Bonaventura da Lama, che avesse fatto così anche quando Bianca era incinta di Manfredi, rinchiudendola nel castello di Gioia del Colle. Dopo il parto Bianca si sarebbe uccisa tagliandosi i seni e inviandoli, assieme al neonato, all’imperatore. Ma allora come avrebbe fatto a concepire Violante da morta? Altri cronisti raccontano che Federico la sposò in segreto verso il 1246 in articolo mortis, essendo Bianca gravemente ammalata. E infatti scrivono che morì pochi giorni dopo il matrimonio. Ma Salimbene de Adam, nella sua cronaca, dà una versione dei fatti molto diversa. Narra che Bianca fosse in ottima salute, che si finse gravemente ammalata al solo scopo di farsi sposare e che addirittura sopravvisse a Federico morto nel 1250. Insomma avrebbe ordito lo stesso inganno di Filumena Marturano nella splendida commedia di eduardo. Però il fatto che Sagnimbene affermi che Bianca sia sopravvissuta a Federico ci porta dritto dritto alla mia storia sognata o letta. Che è questa. Nel 1212 il diciottenne Federico, re di Sicilia ma non ancora imperatore, si reca a Genova per avere l’appoggio marinaro di quella città. Vi resta due mesi e mezzo e ogni tanto va a trovare Manfredi Lancia in un suo castello del Piemonte. È qui che Bianca, poco più che una bambina, lo conosce e se ne innamora. Quando Federico riparte, la bambina giura a se stessa che quello sarà l’uomo della sua vita. Giovinetta ambita come sposa, rifiuta tutte le proposte di matrimonio. Realizzerà il suo sogno 13 anni dopo. Federico ricambiera’ in pieno il suo amore, le poesie che scrive e legge agli altri poeti della Magna Curia, da Giacomo da Lentini a Pier delle Vibne, sono dedicate a Bianca. Che gli resterà sempre a fianco, anche se patira’ a lungo la solitudine nei freddi castelli di Monte Sant’Angelo o di Gioia del Colle. Alla morte dell’imperatore Bianca va a segregarsi in un convento, dove muore anni dopo, portando con sé solo uno scrognetto dentro il quale aveva messo sette cose, ma non gioielli, che le avrebbero per sempre ricordato l’amore di Federico. In quella paginetta che credo di aver letto, le sette cose non erano specificate. Ed è proprio questo che m’ha intrigato. Cosa mise dentro lo scrignetto? Di certo qualcuna delle poesie che Federico compose per lei. E poi? Forse da uomo, non sarò mai in grado di indovinare. Bisognerebbe esser donna e avere vissuto per anni, amandolo ed essendone ramata, accanto a un uomo che alcuni storici definirono ‘lo stupore del mondo’ per poter avere, forse, una qualche risposta.

Ho conosciuto Camilleri per i suoi libri sul Commissario Montalbano. Non li ho letti tutti, ovviamente, ma confesso che non ho perso una puntata degli sceneggiati TV. Forse è la presenza di Zingaretti che mi ha attizzata. Gli occhi vogliono la loro parte 😂😂😂.
Alla sua dipartita ho seguito l’omaggio che i dirigenti RAI gli hanno donato. “Conversazione su Tiresia” e che, per fortuna mia, ho registrato.
Ho talmente goduto che ho iniziato ad interessarmi a questo scrittore. E questo è il primo suo libro che leggo. Scelta felice la mia. Il brano che ho trascritto è la descrizione di una donna. Gli altri sono anche dedicati a donne conosciute da Camilleri, o da lui immaginate.
Quello che mi è piaciuto di più sono i racconti che raccontano di donne protagoniste di tragedie greche come Antigone, mitologiche come Elena di Troia, oppure anche Shakespeare con Desdemona o Dante con Beatrice.
Un fattore comune è che sono tutte belle fisicamente. Sono convinta che Camilleri non abbia voluto vedere solo questo aspetto ma ben altro. E credo che lo dimostri in tante descrizioni di fanciulle libere e consapevoli delle loro potenzialità tanto da avere successo.
Insomma un buon libro che mi induce a continuare ad approfondire la lettura di Camilleri magari proprio con Conversazione su Tiresia.

Categorie:Libri

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2 risposte

  1. Ho un forte e imperdibile ricordo della sua “Conversazione su Tiresia” tenuta al Teatro Greco di Siracusa che io ho visto in forma di film/ documentario.
    E’ stato un cammino attraverso i secoli, dall’antica Grecia fino al secolo scorso. Non conoscevo Camilleri, anzi proprio il fatto di essere autore di una lunga serie di libri traslocati in TV mi aveva tenuto lontano dalle sue opere, invece con la sua originale capacità di raccontare con Tiresia ci ha lasciato una testimonianza di alto spessore, una lezione di storia, di letteratura, di pensiero filosofico indimenticabile.

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    • E’ stato davvero grande, ed io ho registrato il film. Mi è piaciuto quando alla fine ha auspicato di rivederci fra 100 anni ancora lì in quel teatro. Purtroppo noi non ci saremo.
      Ho prenotato il libro in biblio ma, tenendo conto che non hanno ancora aperto, mi sa passerà parecchio tempo prima che lo possa leggere.
      Abbraccio virtuale

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